Viste certe giornate, non c’è da stupirsi se Bersani preferisce bere da solo

Poi dici che Pier Luigi si va a fare una birretta da solo – ché la spumeggiante bionda nel bicchiere è dissetante e (soprattutto) silente, “oh ragassi, meglio star qui a contar le bolle alla schiuma, che andar da Santoro…”. Anzi, ci sono giornate che quasi è un miracolo non finire col darsi completamente all’alcol. Certe di Bersani, per esempio. Da mettersi le mani tra i capelli, ad averli. Da smadonnare in dialetto, si potesse. Invece, taci e butta giù, Pier Luigi. Veltroni? Taci. Fioroni? Taci.
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Poi dici che Pier Luigi si va a fare una birretta da solo – ché la spumeggiante bionda nel bicchiere è dissetante e (soprattutto) silente, “oh ragassi, meglio star qui a contar le bolle alla schiuma, che andar da Santoro…”. Anzi, ci sono giornate che quasi è un miracolo non finire col darsi completamente all’alcol. Certe di Bersani, per esempio. Da mettersi le mani tra i capelli, ad averli. Da smadonnare in dialetto, si potesse. Invece, taci e butta giù, Pier Luigi. Veltroni? Taci. Fioroni? Taci. Berlusconi che vuol fare maggioranza con te, manco fossi Nucara? Taci – cioè, parla, ma non smadonnare. I No Tav che ti arrivano fin dentro la sede del partito a Roma, e piazzano striscioni e intonano “la Val di Susa paura non ha” – e ti tocca fare la pecorella, farti caramba d’intelligenza dotato, far finta che siano cose serie, e non montanari di ripiego in servizio antagonistico permanente, roba che se ti si parava davanti quello del “che fai, pecorella, mi spari?”, sparare no, ma insomma, Pier Luigi, almeno un calcio nei coglioni, dai...

E invece, buttare giù, far finta che, abbozzare sempre – e se ti vai a fare una birretta da solo, qualcuno che rompe lo stesso le balle il giorno dopo sui giornali c’è: “Bersani in solitudine…”. Provateci voi, con certa compagnia. Poi, pure l’amico Lucio Dalla che muore, e il ricordo di conversazioni moscovite a metà degli anni Ottanta. Però, tutto si può fare – soffrire la sorte e offrirsi per la buona sorte del paese.

Ma ecco che, dopo una giornata del genere (nel mezzo metteteci pure la presentazione del nuovo libro di Ermete Realacci, “Green Italy”, proprio il giorno in cui vedi black, con scazzo in pubblico con Carlo De Benedetti sulla famosa prima tessera: “Non ho capito se il Pd non l’hanno fatto o non me l’hanno data”), arriva la serata che non dovrebbe mai arrivare: quella da Santoro, a “Servizio pubblico”, dove appena prende la parola Marco Travaglio prova a fartelo lui un servizio (politico) in pubblico, evocando le coop che lavorano all’alta velocità in Val di Susa. E’ qui che Pier Luigi ha fatto capire che quando è troppo è troppo. Non abbastanza però. Insomma, quei due minuti di battibecco tra il segretario del Pd e l’editorialista del Fatto sono stati imperdibili – e restano parecchio istruttivi. “Travaglio per me può fare il piano generale dei trasporti, quello che non può fare è mettere in dubbio la mia moralità, la mia onestà. Questo non può farlo”. Quello: “E quando l’ho fatto?”. “E non permetto che sia fatto!”. “E quando l’ho fatto?”. “Perché i monopolisti della morale a me non girano” (e qui il dire bersaniano un po’ si confonde, e probabilmente il girare è riferito all’effetto pratico che l’eloquio stesso del monopolista della morale produce). “E quando l’ho fatto?”. “Un po’ di morale ce l’ho anch’io”.

Quindi le cooperative, nuovo ammonimento, “esistono anche le persone perbene”, si mettono di mezzo le code di paglia, s’incazza ancora di più Pier Luigi, “c’è un limite!”, che pure Totò lo diceva, che “ogni limite ha una pazienza, e mica tutto si può far passare – che alla fine pure Santoro, che del batti e ribatti, dell’urlo e dell’impuntatura, è meraviglioso regista, ne ha abbastanza: “Marco, può bastare...”.

Ora, un segretario del Pd deve avere stomaco di ferro, nervi d’acciaio e pazienza di Giobbe. Quello non è un mestiere, più che altro una vocazione: c’è più possibilità di finire atterrati che di salire sull’Olimpo. E giustamente Bersani non ha accettato di farsi massacrare sul ring – tra la folla plaudente che sempre a ogni finta sbirreria applaude – ma doveva andare oltre. Rivendicare le cooperative, i rapporti di forza, i lavoratori che lì ci sono. Quella che è stata la storia della sinistra su quel terreno – farsi “sfacciato”, direbbero, per far tacere gli sfacciati. Perché non la sua onestà è in discussione, non certo la sua moralità. Ma sulle sue spalle è poggiata un’intera (e piuttosto nobile, diciamo) storia complessiva – e la rivendicazione sacrosanta della propria rettitudine dovrebbe essere sempre accompagnata dalla piena rivendicazione della propria storia.

Se gli spalti ululano, lasciar uscire il fiato senza darsene troppo peso. Comunque, una birra ci sta sempre bene. Soli è pure meglio. E poi domani è un altro giorno, pare. Meglio, speriamo.